Intolleranze alimentari: quali sono e come gestirle

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Scopri tutto cio che devi sapere sulle intolleranze alimentari: quali sono, come riconoscerle e come gestirle, per stare bene e vivere meglio.

Le intolleranze alimentari sono reazioni avverse al cibo non mediate dal sistema immunitario (a differenza delle allergie alimentari) che, con i loro sintomi, impattano sulle abitudini alimentari e la qualità della vita dei pazienti. 

In questo articolo parleremo delle intolleranze più comuni e studiate: al glutine/frumento non celiaca (NCGWS), ai FODMAPs, al lattosio e al fruttosio. Tutte queste condizioni provocano fastidiosi sintomi intestinali, come gonfiore, dolore addominale, diarrea e costipazione, e migliorano con un’alimentazione adeguata.

Perché è importante evitare le diete fai-da-te

Negli ultimi vent’anni, i sintomi delle intolleranze alimentari riferiti dai pazienti sono aumentati arrivando a coinvolgere fino al 20% della popolazione occidentale. 

Spesso chi sperimenta sintomi intestinali ricorre a diete autogestite, dando per scontato che i sintomi siano dovuti esclusivamente all’alimentazione. Tuttavia è rischioso ricorrere a diete fai-da-te perché si può incorrere in restrizioni alimentari dannose, con un eccessivo aumento nella dieta di grassi, perdita di fibre e carenza di vitamine e minerali. Soprattutto si rischia di non diagnosticare correttamente altre patologie, correlate o meno all’alimentazione.

È quindi fondamentale rivolgersi sempre allo specialista per poter avviare un processo di diagnosi e cura adeguati, per migliorare i sintomi e la qualità della vita.

Sintomi delle intolleranze alimentari: come riconoscerli?

Sensibilità non celiaca al glutine/frumento

La sensibilità al glutine e al frumento non celiaca (NCGWS) è un’intolleranza alimentare in aumento negli ultimi anni, soprattutto nel genere femminile. Provoca sintomi intestinali ed extra-intestinali dopo l’ingestione di glutine, in assenza di malattia celiaca o allergia al frumento, che migliorano con una dieta priva di glutine.

A differenza della celiachia, nella NCGWS non si riscontra una reazione immunitaria o un danno alla mucosa intestinale, e questo rende difficile la diagnosi e la comprensione delle cause dell’intolleranza. Per una corretta diagnosi bisogna quindi escludere la presenza di malattia celiaca e allergia al frumento, e confermare il miglioramento dei sintomi con l’eliminazione del glutine dalla dieta.

Intolleranza al glutine: di cosa si tratta davvero?

I sintomi compaiono alcune ore o giorni dopo l’ingestione di glutine e scompaiono quando questo viene eliminato dalla dieta.

Sintomi intestinali:

  • Gonfiore addominale
  • Dolore addominale
  • Nausea
  • Diarrea
  • Costipazione

Sintomi extra-intestinali:

  • Fatica
  • Cefalea
  • Annebbiamento mentale
  • Depressione
  • Sintomi muscoloscheletrici
  • Sintomi dermatologici

Il glutine è la proteina principale del frumento, ma si ritrova anche in orzo e segale, ed è presente in diversi cibi come pasta, pane, dolci e come legante nei cibi processati; è invece naturalmente assente in riso, mais, grano saraceno, amaranto, miglio e quinoa.

Alcuni pazienti possono presentare un’alterazione della composizione dei batteri intestinali (disbiosi) e un’alterazione della barriera intestinale.

Il glutine tuttavia non è l’unica proteina presente nel frumento che può scatenare i sintomi. 

Per questo rivolgersi allo specialista è fondamentale per inquadrare la sintomatologia, formulare una corretta diagnosi e iniziare una dieta adeguata.

Sensibilità ai FODMAPs

I FODMAPs (Fermentable Oligosaccharides Disaccharides Monosaccharides  Polyols) sono carboidrati a catena corta che possono provocare sintomi intestinali come gonfiore e dolore addominale, in pazienti con ipersensibilità viscerale come quelli con sindrome dell’intestino irritabile (IBS).

La diagnosi viene posta dopo aver confermato i sintomi in pazienti con IBS, aver escluso altre intolleranze o allergie e aver iniziato una dieta a basso contenuto di FODMAPs che migliora i sintomi.

I FODMAPs (fruttani, galattani, lattosio, fruttosio, mannitolo, sorbitolo) sono presenti in frutta, verdura, cereali, latticini e dolcificanti

Allergia alla frutta: quali frutti colpisce e come gestirla?

Se consumati in quantità eccessive possono essere difficilmente digeriti e rapidamente fermentati dai batteri intestinali causando, nei pazienti con ipersensibilità viscerale, sintomi intestinali quali: 

  • Gonfiore
  • Dolore addominale
  • Flatulenza
  • Diarrea
  • Costipazione

Una dieta a basso contenuto di FODMAPs riduce la presenza di alcuni carboidrati scatenanti:

  • Fruttosio in eccesso presente in miele, mele, e mango
  • Lattosio in latte e latticini 
  • Polioli come sorbitolo e mannitolo in avocado e pere
  • Fruttani in frumento, cipolle e aglio
  • Galatto-oligosaccaridi in legumi e frutta secca

Alcuni FODMAPs sono presenti anche nel frumento insieme al glutine; per questo è fondamentale il supporto di uno specialista per escludere l’intolleranza al glutine e al frumento non celiaca e personalizzare la dieta in base alle esigenze e le caratteristiche di ogni paziente.

  1. Fase di eliminazione (4-6 settimane): esclusione di cibi ad alto contenuto di FODMAPs 
  2. Fase di reintroduzione (6-10 settimane): i FODMAPs vengono gradualmente reintrodotti nella dieta per verificare quali scatenino maggiormente i sintomi 
  3. Dieta a lungo termine: dieta personalizzata in base alla tolleranza di ogni paziente

È molto importante evitare diete “fai da te” ma affidarsi sempre a professionisti per mantenere una corretta varietà e adeguatezza nutrizionale e permettere il controllo dei sintomi e un miglioramento della qualità della vita.

Intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è dovuta al malassorbimento del lattosio contenuto in latte e latticini, a causa del deficit dell’enzima lattasi.  Il lattosio non metabolizzato  viene trasformato dai batteri intestinali in acidi grassi a catena corta e gas provocando sintomi intestinali:

  • Gonfiore
  • Dolore addominale
  • Flatulenza
  • Nausea
  • Diarrea
Intolleranza al lattosio: quali sintomi compaiono dopo aver mangiato latticini?

Le cause del deficit di lattasi sono principalmente quattro.

  1. Deficit primario: si ha una graduale diminuzione dell’enzima nella prima decade di vita e i sintomi compaiono di solito in adolescenza.
  2. Deficit secondario: il deficit di lattasi è conseguenza di un danno alle cellule intestinali (gastroenteriti, chemioterapia, celiachia) e migliora quando viene trattata la causa sottostante.
  3. Deficit congenito: è un raro disturbo genetico del neonato che causa sintomi severi e ritardo di crescita.
  4. Deficit dello sviluppo: nei neonati prematuri l’intestino ancora non si è sviluppato completamente e non produce lattasi, ma i sintomi migliorano con la crescita. 

Molti pazienti possono tollerare piccole dosi di lattosio senza manifestare sintomi,; la loro comparsa infatti è influenzata da diversi fattori come la dose ingerita, l’assunzione con altri cibi che modificano il transito intestinale, la presenza di disturbi intestinali e ipersensibilità viscerale.

I sintomi possono essere controllati con l’alimentazione e con supplementi enzimatici.

  1. Dieta: ridurre il consumo di lattosio, consumarlo con altri cibi che rallentano lo svuotamento gastrico e che favoriscono il suo metabolismo, assumere alimenti senza lattosio e prediligere formaggi stagionati che ne contengono naturalmente meno.
  2. Prebiotici e probiotici: Lactobacillus e Bifidobacterium producono lattasi nell’intestino.
  3. Supplementi di lattasi in compresse

Intolleranza ereditaria al fruttosio 

L’intolleranza ereditaria al fruttosio (HFI) è un raro disturbo genetico  causato dalla mutazione dell’enzima aldolasi B. La malattia causa sintomi gastrointestinali significativi dopo il consumo di cibi e bevande ricche in fruttosio, saccarosio o sorbitolo, può potenzialmente danneggiare fegato e reni, e regredisce con una dieta rigorosamente priva di questi componenti. Solitamente l’HFI si manifesta nei lattanti ma può comparire anche nell’infanzia e in età adulta.

L’incapacità di metabolizzare il fruttosio presente nella dieta (frutta, miele, vegetali, dolcificanti) porta a un accumulo di fruttosio-1-fosfato in intestino, fegato e reni e può produrre alterazioni metaboliche. I sintomi possono avere un’intensità diversa in base alla quantità di fruttosio nella dieta, alla presenza di altre malattie e all’età.

  • Sintomi gastro-intestinali: gonfiore, dolore addominale, nausea, vomito, diarrea, ritardo di crescita
  • Alterazioni metaboliche e degli elettroliti: ipoglicemia, acidosi lattica, ipofosfatemia, iperuricemia, ipermagnesemia, iperalaninemia, sintomi epatici (aumento degli enzimi epatici, steato-epatite, cirrosi, occasionalmente insufficienza epatica acuta), sintomi renali (acidosi tubulare prossimale fino a insufficienza renale cronica)

Intolleranza al fruttosio: quali sono i sintomi da non ignorare?

Una dieta rigorosamente priva di fruttosio, saccarosio e sorbitolo è essenziale per il controllo dei sintomi a lungo termine; è molto importante affidarsi allo specialista per valutare le funzioni metaboliche, soprattutto epatiche e renali, e definire la necessità di eventuali integrazioni per prevenire carenze di carboidrati e vitamine.

Infine, è fondamentale distinguere fra l’HFI e l’intolleranza al fruttosio non ereditaria, che non è un disturbo genetico e causa malassorbimento di fruttosio nell’intestino con fermentazione e produzione di gas in maniera simile all’intolleranza al lattosio. I sintomi non sono gravi come nella HFI e possono essere controllati con una dieta a basso contenuto di fruttosio o a basso contenuto di FODMAPs.

Conclusioni

Le intolleranze alimentari sono disturbi molto vari e complessi, alcuni di difficile diagnosi e riconoscimento perché mostrano sintomi comuni a più disturbi. È indispensabile evitare l’autodiagnosi e ricorrere a diete fai-da-te, ma affidarsi a specialisti allergologhi, nutrizionisti e dietisti per l’inquadramento dei sintomi, l’esclusione di altre malattie, la diagnosi corretta e soprattutto per intraprendere un percorso alimentare che assicuri i nutrienti necessari e e garantisca il miglioramento della qualità della vita che ogni paziente merita.

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